Il primo nucleo del castello è riconoscibile nella Torre Cavaliere, in origine con uno spessore inferiore e isolata.
I re Normanni la munirono di solida difesa considerando Castro come un punto strategico per poter controllare i possibili assalti provenienti dal mare.
Tancredi d’Altavilla, Conte di Conversano, ebbe per patto di famiglia il Contaldo di Castro nel 1103, che venne assorbito poi da Ruggero II, Conte di Sicilia, nel 1127.
Dopo diverse vicissitudini Giovan Antonio Orsini del Balzo, dal 1420 al 1463, ebbe nelle sue mani il Principato di Taranto e le Contee di Lecce e Castro.
Dopo il 1460 iniziarono gli assalti sanguinosi dei Turchi e per questo motivo il Conte Giulio Acquaviva, ricevuti aiuti e rinforzi di truppe, fortificò Castro. Quando poi giunse nel 1480 Alfonso d’Aragona, i Turchi si asserragliarono ad Otranto. Non potendo, per ragioni strategiche, cercare di liberare subito Otranto, fece sistemare numerosi soldati a Castro che ne venne rafforzata considerevolmente.
Solimano II , Imperatore dei Turchi, nel 1537 mandò lungo le coste dell’Italia Ariadeno Barbarossa con il proposito di fare qualche colpo di mano sulle città della costa. La scelta cadde su Castro che si vide assediata dalla flotta turca. Il Luogotenente della Contea che governava per Antonino Gattinara rifiutò la resa e Castro fu attaccata e dovette arrendersi alla superiorità militare turca. Alla notizia della presa di Castro, Ferrante Loffredo, Marchese di Trevico, per evitare il pericolo di ulteriori conquiste nella Provincia e per riprendere la città, spedì un grosso esercito con a capo Giorgio de’ Monti, Marchese di Corigliano, Nicola Paladini, Signore di Lizzanello e Melendugno, e altri Baroni leccesi. Riuscirono a liberare la città e a costringere i Turchi alla ritirata.
Ma nel 1573 una flotta turca comandata da Bassà Lustambai attaccò nuovamente Castro che, nonostante l’eroica difesa, dovette arrendersi. Il Governatore della Provincia, Cesare de Gennaro, decise di spedire un consistente esercito per riavere la città.
Castro venne liberata ma i danni provocati dai Turchi furono notevoli.
L’architetto senese Tiburzio Spannocchi, incaricato da Marcantonio Colonna di ispezionare “le piazze del Regno di Napoli”, nel 1575 ristrutturò il castello, tutta la cinta urbana e creò un bastione a sud-est che poteva controllare meglio l’area portuale.
Al 1703 risale la descrizione dell’Abate Gio : Battista Pacichelli.
Il Pacichelli si limita a indicare la forma della cinta muraria, simiglia la Città un Battello, con la poppa à Tramontana e la Prua à Scirocco, e le parti essenziali che formano il castello, ben regolato, e forte, con quattro Baloardi, un dè quali nascondela Porta della medesima : ha anche due Torri antiche, col Rivellino, e la Postergola capace di più, e grossi cannoni.
Al 1781 risale l’Apprezzo dello Stato di Castro fatto dall’ing. Gioacchino Magliano. Indica la città chiusa da cortine torri e baluardi. Descrive la porta che permette l’accesso nella città. La porta viene munita con quella di legname antichissima in due pezzi a sportello sostenuti da brache di ferro, e serrata con simile catenaccio, e chiave, ma con difficoltà per essere quel legno abbandonato, ed avrebbe bisogno di riparo. Da questa porta si entra nel corpo di guardia coperto a lammia con due archi per passaggio nell’interiore della città. La porta è guardata da sue Moschetterie e Troniere. Il Magliano indica poi la presenza di un carcere. La collocazione spaziale di questo non risulta semplice : nella piazza di detta città (la piazza è posta subito dopo la Porta) sopra uno delli archi, vi è un impresa logorata, e nel secondo vano doveva esservi la predetta porta di legname, essendovi ora un pezzo solo nella parte superiore di quercio antichissimo e nella mano sinistra vi è la Carcere, che dicesi criminale, custodita da cancelli di ferro, e dopo vi è porta, che prima poteva essere per il soccorso della Città ed indi il Carcere civile. Indica anche il Torrione detto Cavaliere consistente in tre stanze.
Il Magliano parla della presenza di un palazzo baronale costituito da 13 stanze inferiori e 7 superiori, con due cisterne. Osservando la pianta attuale del castello ci si rende conto che il Magliano sta parlando proprio di questo. Quindi nel 1781 il castello era “Palazzo Baronale” appartenente alla Regia Corte.
Nel 1785 verrà abitato dal barone Gennaro Rossi che acquistò la Contea.
Alla fine del settecento risale una descrizione in cui si indicano le dimensioni strutturali dell’impianto. La cinta muraria risulta essere lunga 454 passi, circa 690 metri. Le sue mura sono alte palmi trentacinque e larghe palmi dieci, col circondario di merli fatti secondo l’arte bellica e con spiatore. Indica poi la presenza di tre torri dalla parte orientale aventi le stesse dimensioni, alte palmi quarantacinque e larghe quindici. Il castello è guardato da quattro torri : una di forma quadrata alta palmi 84 e larga 40 (probabilmente è la torre del Cavaliere), l’altra di figura anco quadrata alta palmi 56 e larga 43 ; la terza di figura rotonda, alta palmi 54 e larga 37 e la quarta alta palmi 73 e larga 40. Dalla parte occidentale indica poi la presenza di altre due torri, una di forma ottagonale e l’altra di forma quadra con guardiola.
La Contea di Castro fu poi posseduta dalla famiglia De Rosa di Napoli per successione di Colomba Rossi.
Il Castello, le mura e le torri divennero negli anno ‘20 di proprietà di Vincenzo Lazzari di Castro, che negli anni ’60 li vendette alla famiglia Catalano. Da quest’ultima, nel 1983, i ruderi dell’antico Castello con muraglie passarono al Comune di Castro.
Da questo momento in poi il castello è stato sottoposto a complessi lavori di restauro che proseguono ancora oggi.
Di forma trapezoidale, misura 19,47 x 8,50 metri. Dal cortile è possibile accedere a buona parte dei vani interni e alle coperture.
Sul lato sinistro era addossata un’ampia scala di accesso alle cortine superiori, realizzata, probabilmente, quando il castello divenne palazzo baronale e vennero costruiti dei vani sull’attuale copertura. Su questo lato sono inoltre posizionate le Sale di Ponente.
Sulla parte frontale si può osservare una serie di ambienti che nel corso del tempo hanno subito trasformazioni e rimaneggiamenti.
Sul lato destro è presente un vano porticato ed una scala che permette di accedere alla Torre del Cavaliere ed alla copertura.
Nel cortile sono interrate due cisterne, una delle quali di pregevole fattura, con copertura in pietra e pilastro di sostegno centrale.
SALE DI TRAMONTANA
Sono collocate in direzione nord del cortile, a ridosso della cortina di tramontana. Si tratta di una successione di stanze, inframmezzate da archi; in origine avevano un’altezza minore, contenuta entro il camminamento di difesa superiore; successivamente hanno subito un innalzamento.
Le murature originarie, forse normanne, risultano svuotate per tutto il paramento interno e ricostruite con pietra di buona fattura. La muratura a fronte del cortile, in origine porticata con ampie aperture, ha quattro porte che permettono di accedere all’interno della sala.
Il fronte esterno presenta ampie finestrature dotate di fumanti, che fanno pensare all’impiego di artiglieria o fucileria anche in questi ambienti chiusi del castello, a difesa del lato nord.
SALE DI PONENTE
Il lato di ponente era quello che necessitava di una difesa minore grazie al declino naturale del terreno che impediva facili attacchi. Forse per questo motivo sono stati ubicati qui i vani residenziali o gentili del castello. I documenti ci dicono che nel 1575, due anni dopo la caduta del castello ad opera dei Turchi, la parte di sud-est del castello non presentava un secondo livello. La copertura solare è stata successivamente occupata da vari ambienti con diversa copertura (embrici, lastricati, etc.)
Le sale di ponente sono costruite su un tratto di mura messapiche del IV sec. a.C. e si affacciano sulla marina di Castro. Sono composte da un’ampia sala con volta gotica e da tre stanze di modeste dimensioni; la sala è l’unica ad avere un accesso autonomo all’esterno, realizzato a galleria nel pavimento, per raggiungere gli orti sottostanti in periodi di minore pericolo. La torre sull’estremo sud-ovest del castello, per la presenza di postazioni di fuoco, appartiene probabilmente al periodo precedente la fine delle scorrerie degli ultimi saraceni. Contemporanea alla torre è la scala a chiocciola, con gradini monolitici di pietra leccese, ricavata nell’ampia muratura, che consentiva l’accesso al lastricato solare. La scala è stata riscoperta nel corso di recenti lavori ed era sconosciuta anche ai cittadini più anziani di Castro.
SALA DI LEVANTE
Sembra essere stata addossata alla cinta muraria in epoca successiva, come confermato dalla presenza di spioncini sulla struttura muraria e da un motivo a risega sulla parete interna della Torre del Cavaliere (lo stesso motivo è visibile sulla parete esterna di ponente).
La volta a botte è stata riposizionata ad una quota superiore rispetto a quella che doveva essere originariamente. Sotto la sala di levante si trova un altro vano, di uguale dimensione, dotato di finestre basse che fanno pensare alla presenza di un fossato esterno. Alcuni scavi, condotti nell’angolo nord–ovest, hanno permesso di individuare resti di muratura scarpati, sui quali venne innestato un nuovo bastione a punta di lancia.
La sala, che prima del restauro era divisa in due parti uguali, per un certo periodo venne utilizzata come zona residenziale vista la presenza di due camini.
BASTIONE DI CONTRAFFORTE
E’ posto sul lato nord-est della struttura, quello esposto a possibili attacchi nei confronti della porta Terra.
L'enorme bastione è composto da grosse murature scarpate, angolate al tiro nemico. All’interno vi è un’unica sala centrale, di forma rettangolare, voltata a padiglione. Al centro della volta c’era un’apertura che serviva sia al munizionamento della difesa sovrastante, che all’areazione interna durante gli spari. Gli spalti sono rinforzati con terrapieni di pietrame addossato. La difesa del lato nord era garantita da due batterie principali di risposta e, sul lato est, da una batteria principale di risposta con alzo negativo (in basso), verso l’area della Zinzulusa. Una batteria secondaria, sul lato ovest, garantiva la difesa della cortina nord del castello e della Torre Circolare. La sala è stata utilizzata anche per uso residenziale e su un angolo sono presenti i resti di un camino.
Una scala, ricavata nello spessore della muratura e posta a sud della stanza, permetteva di accedere ai camminamenti superiori.
TORRE DEL CAVALIERE
E’ la più alta e imponente torre dell'intero sistema difensivo e risale, probabilmente, al periodo normanno. Misura 14,80 metri in altezza e 11,55 metri in larghezza.
Ha una forma tronco piramidale, rastremata verso l’alto, con andamento a scarpa. A quota 5,80 metri c’è un toro marcapiano. Presenta un camminamento sorretto da un coronamento a beccatelli.
La torre ha subito un ispessimento murario, probabilmente, nel corso del XIV secolo. Sulla parete che ricade all’interno della sala di levante è possibile osservare un motivo a risega ( presente anche sulla parete esterna della sala di ponente), traccia di un originario paramento esterno. Si sviluppa su tre livelli occupati, ognuno, da tre vani con copertura a botte. La copertura solare, accessibile per mezzo di una stretta scala ricavata nello spessore delle murature esterne, è il punto più panoramico e suggestivo del castello, oltre che il punto più alto di Castro. E’ ben difesa da batterie poste sui lati di levante e di tramontana e da caditoie su tutti i varchi di accesso alla torre.
TORRE CIRCOLARE
Tipica delle fortificazioni aragonesi, è di forma circolare e presenta un andamento verticale, interrotto da un toro marcapiano, e un andamento a scarpa. La cortina muraria del parapetto, originariamente di spessore inferiore, venne rinforzata per meglio resistere agli attacchi nemici. Infatti, le merlature, dotate di evacuatori, caditoie e finestrature per l’impiego delle balestre, passarono da 85 cm a 2,50 metri di larghezza. E’ dotata di batteria di difesa della marina di Castro e della torre pentagonale (lungo la cortina di ponente), e di batteria di difesa della cortina nord e del bastione di contrafforte.
E’ formata da tre vani incolonnati, con finestrature ridotte a modesti spioncini che attraversano a raggiera la potente muratura. Alcune postazioni per il tiro di fucileria sono state create a vari livelli e direzioni. Le postazioni per il tiro mirato con arma da sparo sono riconoscibili per la presenza di un canale evacuatore dei fumi (fumanti) pressoché verticale alla postazione e necessario per il ricambio d'aria all'interno della casamatta. I vani che la compongono sono di forma rettangolare e con volta a botte, tranne quello superiore che è di forma circolare con volta a bacino (cupola). Più o meno in asse alle volte di copertura dei vani, è presente tra le varie stanze un foro di comunicazione. L’illuminazione degli ambienti è garantita da finestrature ridotte, disposte a raggiera.
A cura del Dott. Luigi Capraro
e della Dott.ssa Raffaella Perdicchia